Accertamento fiscale basato su un “file anonimo”

Secondo la Corte di Cassazione (sentenza n. 10390 del 12 maggio 2011) è legittimo l’accertamento fiscale basato sul file anonimo rinvenuto dalla Guardia di finanza nel computer di un fornitore dell’azienda sottoposta a controllo.

Il fatto: durante un’ispezione non autorizzata, le Fiamme Gialle trovano un file con un riepilogo giornaliero denominato “rapportino dell’impiantista”.

Scatta l’accertamento che l’impresa impugna: in primo grado la Commissione tributaria provinciale annulla l’accertamento.

La Commissione tributaria regionale riforma la decisione e conferma l’accertamento.

Ora la Cassazione conferma tale provvedimento in base al principio secondo cui “il ritrovamento, da parte della Guardia di Finanza, in locali diversi da quelli societari, di una contabilità parallela a quella ufficialmente tenuta dalla società sottoposta a verifica fiscale, legittima, di per sé sola ed a prescindere dalla sussistenza di qualsivoglia elemento, la rettifica della dichiarazione sulla base di accertamento induttivo”.

One thought on “Accertamento fiscale basato su un “file anonimo”

  1. Svolgimento del processo
    L’Agenzia Delle Entrate ricorre in cassazione avverso la sentenza, di cui in epigrafe, resa dalla Commissione Tributaria Regionale competente, con la quale era stato accolto l’appello proposto dalla società Cooperativa (…) a r.l. avverso la sentenza di rigetto del ricorso introduttivo, avanzato contro l’avviso di accertamento con il quale, relativamente al periodo d’ imposta 1993, veniva accertato, ai fini Irpeg e llor, un maggior reddito della società a fronte di operazioni inesistenti.
    La Commissione Tributaria Regionale aveva ritenuto arbitrario ed illegittimo il modus operandi dell’ufficio sia perché all’avviso impugnato era stato allegato solo uno stralcio di un processo verbale redatto dalla G.d.F. di Caserta, a seguito di una verifica effettuata presso terzi – dove era stato rinvenuto un file anonimo che i verificatori ritenevano riferirsi anche alla società ricorrente -, sia per avere ritenuto elemento di prova certa un semplice indizio.
    Il ricorso dell’agenzia in esame è fondato su di un motivo unico. La contribuente resiste con controricorso.

    Motivazione
    1. Con il ricorso in esame l’Agenzia censura l’impugnata sentenza, ex art. 2697 cc, oltre vizio di motivazione per avere ritenuto che non ricada sul contribuente l’onere di provare I” esistenza di costi maggiori rispetto a quelli considerati dall’ufficio e per avere ignorato gli elementi portati da quest’ultimo a fondamento della pretesa, sminuendoli, senza motivazione, a mere presunzioni mancanti dei requisiti di certezza, precisione e concordanza.
    1.2 La controricorrente eccepisce che i dati rinvenuti presso due personal computer rinvenuti presso la ditta (…) (fornitore) sono stati acquisiti in violazione degli 33 D.P.R. 600/73 e ribadisce quanto affermato nella sentenza di secondo grado.
    2. La censura è fondata secondo la giurisprudenza dì questo giudice di legittimità, alla quale il collegio intende dare continuità in assenza di valide ragioni per discostarsene.
    Nel caso di specie è pacifico che la Guardia di Finanza ha rinvenuto nei locali di un fornitore della contribuente un file, montato su computer, ed un riepilogo giornaliero denominato ” rapportino dell’ impiantista” , entrambi contenenti una serie di elementi di ” contabilità parallela” , elementi che, secondo lo stesso giudice a quo, costituiscono ” una presunzione” erroneamente ritenuta insufficiente dal medesimo giudice. L’ esistenza di tali elementi, formanti appunto una presunzione, legittima un accertamento induttivo ai sensi del D.P.R. 600 del 1973, art. 39.
    3. Va peraltro precisato che, ai sensi della Cass., 8/7/2009, n. 16017). Appare quindi destituito di fondamento il rilievo mosso dalla contribuente nel proprio controricorso.
    4. Alla luce dei principi sopra esposti, il ricorso dell’Agenzia delle Entrate deve essere accolto e la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio ad altro giudice che provvedere a decidere la controversia facendo applicazione dei principi di diritto sopra esposti e liquidando altresì le spese del presente giudizio di legittimità.

    P.Q.M.

    Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia ad altra sezione della Commissione Tributaria Regionale della Campania anche per le spese.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...