La disciplina in Italia del gioco d’azzardo

Quale ultimo capitolo della trilogia dedicata al gioco d’azzardo on-line, focalizziamo ora l’attenzione del fenomeno sulla disciplina approntata in Italia. L’anno 2011 ha rappresentato per i giocatori d’azzardo italiani un anno spartiacque alla luce della profonda riforma nell’ambito del gioco introdotta dal legislatore.
Sino a tale momento, infatti, la normativa sul gioco d’azzardo si rifaceva per lo più alle disposizioni contenute nel Testo Unico sulla Pubblica Sicurezza (Regio decreto n. 773/1931) con cui venne vietato il gioco d’azzardo – fino a quel momento praticato nei circoli sociali e nei bar – fatta eccezione per i casinò di San Remo, di Venezia e di Campione.
Dall’anteguerra si è dovuto attendere, per un primo parziale intervento nel settore, sino al 4 luglio 2006 con l’emanazione del decreto legge n. 223/2006 (noto come decreto Bersani), convertito con legge n. 248/2006, con cui all’art. 38:

  • co. 1, lett. b), come modificato dalla legge n. 296/2006, Legge finanziaria 2007, si introduce la nozione di gioco di abilità (definito quale evento in cui il giocatore, oltre alla fortuna, deve possedere una certa abilità);

  • co. 2 si rinvia a provvedimenti da parte del Ministero dell’economia e delle finanze
- Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato per una regolamentazione di dettaglio nell’ambito della distribuzione del gioco su eventi diversi dalle corse dei cavalli.

Con la legge n. 220/2010 intitolata “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2011”, vengono previste, ai commi da 64 a 82, disposizioni di interesse con riferimento al settore dei giochi e delle scommesse con il dichiarato intento di:

a) contrastare il gioco illegale e irregolare e tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica;

b) riaffermare la riserva allo Stato e il monopolio in materia di giochi e scommesse potenziando il ruolo e i compiti dell’Aams;

c) tutelare i consumatori e, in particolare, i minori;

d) salvaguardare le entrate erariali.

Il successivo 10 gennaio 2011, a fronte della necessità di adeguare alle normative comunitarie il previgente decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 17.09.2007 n. 186, è stato emanato il nuovo decreto direttoriale dell’Aams con cui si è offerto una più completa disciplina dei:

  • giochi di abilità (ea sunt, oltre ai giochi di carte organizzati nella modalità del torneo, ogni evento a distanza tra giocatori, cd. skill games, in cui il risultato che determina la vincita del giocatore dipende, in misura prevalente rispetto all’elemento aleatorio, dall’abilità dei giocatori);

  • giochi di sorte a quota fissa (gioco a distanza a solitario nel quale i possibili esiti oggetto di scommessa hanno probabilità di verificarsi predefinita e invariabile e il rapporto tra l’importo della vincita conseguibile e il prezzo della partecipazione al colpo è conosciuto dal giocatore all’atto della puntata);

  • giochi di carte organizzati in forma diversa dal torneo con partecipazione a distanza.

In base alla normativa vigente, l’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato rappresenta pertanto l’unica autorità di Stato legittimata al rilascio delle concessioni per il gioco d’azzardo ed è, quindi, l’unico ente preposto al controllo dei requisiti minimi indicati nel decreto direttoriale (garanzie fidejussorie, garanzie tecniche di funzionamento della piattaforma di gioco), all’aggiornamento degli stessi e alla regolamentazione del settore.
Per quanto riguarda l’organizzazione del gioco di poker sportivo non a distanza, l’art. 24, co. 27 e 28, della legge n. 88/2009 (cd. Legge comunitaria 2008) ha stabilito che 
l’esercizio e la raccolta dei tornei di poker sportivo (quali il Texas hold’em, il Seven Card Stud, l’Omaha, il Razz) non a distanza (in quanto giocati nelle modalità sit & go o multi table tournament) sono consentiti ai soggetti titolari della prevista concessione dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato. La legge 88/2009, peraltro, prevede espressamente il rinvio a un emanando regolamento del Ministro delle Finanze, di concerto con il Ministro dell’interno, con cui disciplinare i tornei non a distanza di poker sportivo e determinare
l’importo massimo della quota di modico valore di partecipazione al torneo,
le modalità che escludono i fini di lucro, l’ulteriore partecipazione al torneo una volta esaurita la predetta quota (cd. rebuy),
l’impossibilità per gli organizzatori di prevedere più tornei nella stessa giornata e nella stessa località. A tuttoggi, tuttavia, come spesso capita in Italia il regolamento non è stato ancora pubblicato, creando un pericoloso vacuum legis che però non ha bloccato le né iniziative dei privati, nè gli interventi delle autorità (sequestri, chiusure, sospensioni, ammende, ecc.), né le immancabili controversie innanzi ai Tribunali amministrativi.
Sul fronte della disciplina penalistica del gioco d’azzardo (caratterizzato dal fine di lucro e dall’aleatorietà della vincita o della perdita) il rinvio è agli artt. 718 e ss. c.p. rubricati “Delle contravvenzioni concernenti la polizia dei costumi” che prevede, per chi organizza tecnicamente, ovvero dirige, agevola o amministra, predisponendone i mezzi necessari, una casa da gioco, la pena dell’arresto (da 3 mesi a 1 anno), e dell’ammenda non inferiore a € 206,00.
Del pari vengono previste sanzioni non solo per chi istituisca case da gioco, ma altresì anche per chi partecipa al gioco d’azzardo, prevedendo l’arresto fino a sei mesi e l’ammenda fino a € 516,00.
A chiusura del presente breve studio, si segnala che – a fronte del dilagare del fenomeno e dei capitali che muove, nonché dell’aumento dei casi di problematiche nei nuclei famigliari – i Ministeri della Salute e della Cooperazione e integrazione con delega alle Politiche Giovanili stiano valutando la predisposizione di un disegno di legge finalizzato al divieto di pubblicità dei giochi che si muove su due ipotesi. La prima riguarda la previsione di un divieto assoluto di pubblicizzare i giochi d’azzardo, considerata la diffusione del fenomeno patologico noto come “ludopatia“, ovvero “dipendenza dal gioco d’azzardo“; la seconda invece propone un provvedimento meno pesante ma comunque restrittivo, prendendo spunto dalle campagne effettuate contro alcolici e sigarette.
La parola ora al Parlamento.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...