Apple: il TAR Lazio non sovverte quanto deciso dall’AGCOM

In data 13 gennaio 2012, avevamo dato notizia che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aveva irrogato una sanzione pecuniaria pari a € 900,00 alle società Apple Sales International, Apple Italia S.r.l. e Apple Retail Italia a seguito dell’accertata scorrettezza di due distinte pratiche commerciali:

  1. la prima inerente alle informazioni fornite ai consumatori presso i punti vendita e sui siti internet in merito al contenuto e all’esercizio del diritto alla garanzia legale biennale in caso di difetto di conformità dei beni di consumo;
  2. l’altra relativa alle informazioni fornite sulla natura e sul contenuto dei servizi aggiuntivi offerti ai consumatori, in parte sovrapponibili ai diritti agli stessi spettanti sulla base della garanzia legale, di cui i medesimi non venivano adeguatamente informati.

Oggi comunichiamo lo sviluppo che ha avuto tale vicenda: infatti, avverso il provvedimento AGCOM n. 23155 (caso PS/7256), le tre società hanno presentato distinti ricorsi innanzi al TAR Lazio per ottenerne l’annullamento.
Lo scorso 16 maggio 2012, la prima sezione del TAR Lazio con le sentenze nn. 44554456 e 4457 ha rigettato i tre ricorsi confermando le sanzioni pecuniarie irrogate dall’AGCOM.
In dettaglio le citate sentenze precisano che:

  • il diritto alla garanzia legale di conformità debba essere declinato attraverso l’individuazione di un contenuto minimo degli obblighi gravanti sul venditore, da identificarsi, per quanto qui interessa, nell’onere per lo stesso di prendere in consegna il bene a seguito della mera denuncia del difetto di conformità da parte del consumatore, procedendo alla verifica della imputabilità o meno del difetto a vizio di conformità ed effettuando la riparazione o la sostituzione del bene, entro un congruo tempo dalla richiesta, senza addebitare alcuna spesa al consumatore, il quale invece sarà gravato delle relative spese laddove non venga riscontrato un difetto di conformità. Deve, conseguentemente, ritenersi incompatibile e contrastante con il principio di effettività di tale garanzia il rifiuto del venditore di prendere in consegna il bene al fine di effettuare la diagnosi del malfunzionamento una volta trascorsi i sei mesi dall’acquisto del bene, traducendosi siffatto rifiuto nell’imposizione al consumatore dell’onere di fornire la prova dell’imputabilità del malfunzionamento a difetto di conformità, il che all’evidenza lo sottoporrebbe a spese connesse alla necessità di rivolgersi ad un tecnico, diverso dal venditore, per la diagnosi del malfunzionamento”.
  • L’espressione ‘senza spese’ di cui alla citata direttiva (ovvero la 1999/44/CE in materia di vendita e di garanzie dei beni di consumo) deve intendersi riferita a tutti i costi necessari per rendere conformi i beni. Ne consegue che tale gratuità della fruizione della garanzia legale deve essere assicurata, nell’arco dei due anni, con riferimento a tutti i passaggi e agli incombenti necessari per farla valere (ivi comprese le spese di spedizione). Tale distribuzione delle obbligazioni tra le parti discende dalla inesatta esecuzione del contratto da parte del venditore, il quale deve farsi carico delle conseguenze della stessa, mirando i diritti riconosciuti al venditore in forza della garanzia di conformità a ristabilire la situazione che si sarebbe verificata in caso di consegna di un bene conforme”.
  • Una parte importante delle prestazioni contemplate dall’Apple Protection Plan si sovrappone con quelle cui ha diritto il consumatore in virtù della garanzia legale biennale, che ricopre qualsiasi difetto non riconducibile a un danno causato dal consumatore (…). La garanzia legale copre, quindi, anche la sostituzione di pezzi, parti e accessori, non essendo previste nell’assistenza dovuta al consumatore in virtù della garanzia legale limitazioni o addebito di costi, né esclusioni di parti o accessori in dotazione. Può dunque ritenersi condivisibile quanto affermato dall’Autorità in ordine alla sovrapposizione, per un rilevante periodo, dei servizi offerti e prestati a titolo oneroso dalle imprese Apple a una parte delle prestazioni che le medesime imprese sono tenute a garantire e fornire ai consumatori per legge, prevedendo il prodotto APP l’acquisto di un servizio di assistenza a partire dalla scadenza del primo anno dall’acquisto di un determinato prodotto Apple, sovrapponendosi temporalmente alla garanzia legale fino alla scadenza del secondo anno dall’acquisto”.
  • Tale sovrapposizione risulta, peraltro, nei “Termini e condizioni” del contratto APP, con cui Apple si obbliga a fornire un servizio consistente in una assistenza tecnica volta a coprire anche “eventuali difetti di materiale e di fabbricazione delle apparecchiature Apple”, nonché dalle comunicazioni in cui si enfatizza la ricomprensione nel servizio APP della garanzia per l’hardware, la batteria, gli auricolari, il caricatore, i cavi forniti con l’iPhone e i relativi costi di riparazione, dei pezzi di ricambio e della manodopera, che costituiscono in realtà prestazioni coperte anche dalla garanzia legale biennale in caso di difetto di conformità”.
  • L’ingannevolezza di una pratica, sotto lo specifico profilo di omissione informativa, non discende, difatti, solo dalla mancanza di informazioni rilevanti, ma anche dalle modalità grafiche ed espressive con cui gli elementi del prodotto vengono rappresentati, dalle espressioni testuali, dalle stesse modalità di presentazione del prodotto e dalle scelte in ordine all’enfatizzazione di alcuni degli elementi (ex plurimis: TAR Lazio – Roma – Sez. I – 20 gennaio 2010 n. 633; 13 dicembre 2010 n. 36119)”.

Pur confermando le sanzioni pecuniarie, il TAR Lazio ha parzialmente accolto il ricorso di Apple Sales International in merito alla modifica delle confezioni dell’APP. Rispetto agli obblighi imposti dall’AGCOM, infatti, il TAR ha ritenuto ampiamente sufficiente – quale onere di diligenza gravante sul professionista – l’indicazione che “nei primi 24 mesi dalla data di acquisto del prodotto il consumatore ha comunque il diritto alla garanzia del venditore che prevede tra l’altro la riparazione gratuita o la sostituzione del prodotto non conforme al contratto (Art. 130 del Codice del Consumo)”. Conseguentemente è stato ritenuto non necessario l’obbligo prescritto dall’AGCOM di modificare le confezioni con “indicazioni numeriche circa la durata del periodo di assistenza acquistato con riferimento alla scadenza della garanzia legale di conformità”.

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