Non hai registrato il blog? Per la Cassazione non sussiste il reato di stampa clandestina

 Ne avevamo parlato un anno fa’ all’indomani di una pronuncia che fece molto discutere: con sentenza del 2 maggio 2011 la Corte d’appello di Catania aveva confermato la condanna del giornalista e blogger Carlo Ruta per il reato di “stampa clandestina”. Ora, finalmente, la Corte di cassazione ha scritto la parola fine a una vicenda che dovrebbe far riflettere.

Il fatto: la Procura di Modica ha contestato a Ruta il reato di stampa clandestina – prevista dall’art. 16 della legge n. 47/1948 – per avere diffuso in via telematica notizie sul sito “http:www.accadeinsicilia.net”, senza che fosse intervenuta alcuna registrazione presso la Cancelleria del Tribunale di Modica competente per territorio.
Il diritto: i giudici di merito (sia in primo grado che in appello) hanno ritenuto applicabile al web la disciplina prevista dalla legge in materia di stampa sul presupposto che nella definizione di “prodotto editoriale” rientrasse anche il blog usato per diffondere informazioni.
Chiamata a pronunciarsi sul ricorso avverso la sentenza della Corte d’appello di Catania, la Corte di legittimità ha pronunciato sentenza di assoluzione “perchè il fatto non sussiste”.
Il Giudice delle leggi prendendo le mosse dalla legge n. 47/1948 chiarisce che:

  • l’art. 1, rubricato disposizione sulla stampa, definisce i concetti di “stampe o stampati” come “riproduzioni tipografiche o comunque ottenute con mezzi meccanici o fisici/chimici, in qualsiasi modo destinati alla pubblicazione”;
  • il dato letterale della disposizione prevede che “ai fini della sussistenza in senso giuridico del prodotto stampa è necessaria la concomitanza di due condizioni: a) un’attività di riproduzione tipografica; b) la destinazione alla pubblicazione del risultato di tale attività”;
  • solamente per il giornale o il periodico con i requisiti sopra esposti è prescritta dall’art. 5 della legge 47/1948 la registrazione “presso la Cancelleria del Tribunale nella cui circoscrizione la pubblicazione deve effettuarsi”;
  • l’illecito penale di stampa clandestina, prevista dall’art. 16, si realizza e perfeziona con la pubblicazione di un giornale o altro periodico, senza che sia stata eseguita la registrazione.

Fornito il quadro normativo di riferimento la Cassazione ha in seguito escluso – in applicazione del principio di tassatività – che la riferita disciplina potesse essere invocata e applicata al giornale informatico diffuso in via telematica per difetto dell’elemento “prodotto editoriale” in quanto:

  • il giornale telematico non presente nessuna delle due condizioni indicate dall’art. 1 della legge n. 47/1948 ai fini della sussistenza del prodotto stampa;
  • la legge n. 62/2001, prevedendo nuove norme sull’editoria e sui prodotti editoriali, ha previsto la registrazione dei giornali online per sole ragioni amministrative ed esclusivamente con l’intento di ampliare la fruizione delle provvidenze economiche previste per l’editoria dalla legge n. 416/81;
  • il decreto legislativo n. 70/2003 stabilisce che la registrazione della testata editoriale telematica è obbligatoria solo per le attività per le quali i prestatori di servizio intendono avvalersi delle provvidenze previste dalle leggi nn. 62/2001 e 416/81.

Ricostruito il quadro sistemico, il principio di diritto espresso dalla Corte di Cassazione è il seguente: “l’estensione dell’obbligo di registrazione per il giornale online – previsto dalla citata legge n. 62/2001, ripetesi, ai soli fini delle provvidenze economiche – anche in riferimento alla norma di cui all’art. 5 l. 47/1948, con conseguente applicabilità (in caso di omessa registrazione) della sanzione penale di cui all’art. 16 citata legge sulla stampa, costituisce interpretazione analogica in “malam partem” non consentita ai sensi dell’art. 25, comma secondo, Cost. e 14 delle Disposizioni sulla legge generale”.
La notizia è non poco confortante per tutti i blogger che sempre più numerosi popolano la Rete, redazione di CINDI compresa, e hanno dovuto attendere tre gradi di giudizio per sentire affermare un sacrosanto principio di libertà e democrazia. Qualora la vicenda avesse avuto un epilogo diverso il panorama sarebbe stato a dir poco fosco per chi fa informazione: dato che nemmeno noi di CINDI abbiamo registrato alcuna testata giornalistica, avremmo dovuto chiudere il blog, smettere di twittare e di postare su facebook notizie e aggiornamenti.
Fortunatamente così non è!

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