Il Ministro all’attacco di Facebook: come una bufala si propaga sulla rete

“IL MINISTRO DEGLI INTERNI ITALIANO HA CHIESTO ( E OTTENUTO) L’ACCESSO AI PROFILI FB. QUINDI COPIA-INCOLLA IL SEGUENTE MESSAGGIO.
Dichiaro quanto segue: Qualsiasi persona o ente o agente o agenzia di qualsiasi GENERE , struttura governativa o privata, NON HANNO IL mio permesso (tranne su richiesta esplicita e con consenso mio personale) di utilizzare informazioni sul mio profilo, o qualsiasi parte del suo contenuto compaia nel presente, compreso ma non limitato alle mie foto, o commenti sulle mie foto o qualsiasi ARGOMENTO pubblicata nel mio profilo o diario. Sono informato che a tali strutture è strettamente proibito divulgare, copiare, distribuire, diffondere o raccogliere informazioni o intraprendere qualsiasi altra azione riguardante o contro di me tramite questo profilo e il contenuto dello stesso. Divieti precedenti si applicano anche ai dipendenti, stagisti, agenti o qualsiasi personale sotto la direzione o il controllo di dette entità. Il contenuto di questo profilo è privato e le informazioni in esso contenute sono riservate al circolo di persone alle quali esso è destinato. La violazione della mia privacy è punita dalla legge.
CC – 1 – 308 -1-103. Facebook è ora un’entità quotata in borsa PERTANTO RESA PUBBLICA AZIENDA QUINDI SOTTOPOSTA AD OBBLIGO DELLA LEGGE SULLA PRIVACY.
Siete tutti vivamente consigliati di pubblicare un bando tipo questo, o se preferite, copiare e incollare direttamente questa versione. Non pubblicare tale dichiarazione almeno una volta, permette indirettamente l’uso di oggetti quali immagini e informazioni contenuti nei vostri aggiornamenti di stato pubblici.”

Credo che chiunque abbia un profilo su Facebook si sia recentemente imbattuto in questi messaggi-fotocopia pubblicati da uno o più dei nostri amici virtuali. Sgombriamo subito ogni dubbio: questa non è che l’ultima delle bufale (hoax in inglese) che periodicamente si diffondono in maniera virale sulla rete.

La peculiarità è che si tratta di una bufala a scoppio ritardato: come ricorda Paolo Attivissimo nel suo blog Il Disinformatico, questa pseudo annuncio è stato ispirato da un vecchio articolo pubblicato su L’Espresso nel 2010, peraltro già ufficialmente smentito dalla Polizia Postale.

Per poter accedere ad una casella di posta elettronica o al profilo di un social network la polizia giudiziaria deve ottenere l’autorizzazione della magistratura. Una volta ottenuta, nessun messaggio scritto in bacheca o nessun richiamo alla “legge sulla privacy” può in alcun modo ostacolare l’attività degli inquirenti.

Di contro, se la polizia giudiziaria accede a tali informazioni in maniera illecita, tutti i dati così acquisiti non potranno essere utilizzati in un ipotetico processo e questo non a causa di quanto scritto nel diario di Facebook ma per il combinato disposto dell’articolo 191 del codice di procedura penale e dell’art. 11 comma 2 del D.Lgs. 196/03.

Da un punto di vista giuridico, quindi, questi tipi di messaggi sono assolutamente inutili.

Ma quello che è più interessante è, ancora una volta, verificare come il web 2.0 si presta a diffondere in maniera incontrollata informazioni senza che vengano sottoposte ad alcun vaglio critico: in questo caso si è trattato dei fantomatici controlli da parte del Ministro dell’Interno, ma in passato abbiamo assistito alla diffusione virale di false informazioni relative alle situazione politica ed economica del nostro paese.

Non si tratta, quindi, di un caso isolato ma di un carattere distintivo dei social network. Uno degli esempi più famosi è quello riportato da Evgeny Morozov ne “L’ingenuità della rete”: nella primavera del 2009 Anders Colding-Jorgensen, psicologo danese che studia la diffusione delle idee online, ha creato su Facebook un gruppo che aveva come oggetto la difesa di un famoso monumento di Copenhagen minacciato dalle autorità cittadine.

Nonostante la minaccia fosse assolutamente falsa e senza alcuna prova a supporto, non c’è voluto molto prima che la protesta contro il comune di Copenhagen si allargasse a macchia d’olio sino a raggiungere in breve tempo il considerevole numero di 27.500 aderenti!

One thought on “Il Ministro all’attacco di Facebook: come una bufala si propaga sulla rete

  1. Incredibilmente questa bufala continua a girare. Poco più di un mese fa è comparsa nella mia bacheca Facebook, così ho deciso di scrivere un post anch’io sull’argomento. Purtroppo molti condividono senza prima porsi le giuste domande

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