Privacy: tutela dimezzata per imprese e associazioni

Risulta fatto notorio che con l’art. 40, co. 2, del d.l. n. 201/2011, il c.d. decreto “Salva Italia”, il trattamento dei dati di persone giuridiche, società, enti e associazioni non trovano più alcuna specifica regolamentazione con riferimento alla tutela della privacy, ciò in quanto la nozione di “dato personale” e di “interessato” non si riferisce più ai riferiti soggetti a prescindere dalla natura del titolare.

E’ inesatto, tuttavia, sostenere che le imprese siano completamente uscite dal codice e siano prive di ogni forma di tutela, in quanto continuano a mantenere, nella loro qualità di contraenti-persone giuridiche, una pur minima garanzia nell’ambito dei servizi di comunicazione elettronica di cui al capo 1 del titolo X del Codice. I mezzi di tutela a loro disposizione, tuttavia, sono spuntati e la normativa è sul punto ambigua e incompleta.

A dirlo, ufficialmente, è lo stesso Garante della privacy che con il provvedimento n. 262 del 20 settembre 2012 ha sottolineato, in termini pratici, gli effetti dell’intervento abrogativo.
Il Garante evidenzia, infatti, diversi profili di contraddittorietà della legge:

– da un lato attribuisce agli enti collettivi le tutele previste sulle comunicazioni elettroniche (in quanto l’accezione di “contraente” ricomprende tanto le persone fisiche quanto le giuridiche), seppure dall’altro ha loro negato la possibilità di far ricorso agli strumenti tipici previsti nel codice quali segnalazioni, reclami e ricorsi (in quanto utilizzabili dall’interessato, ora solo persona fisica) mediante i quali far valere i propri diritti dinanzi al Garante, ancorchè continui a essere fatta salva la possibilità di ricorrere all’autorità giudiziaria (ex art. 152 del Codice);

– per quanto riguarda il risarcimento dei danni previsto dall’art. 15 del Codice, a seguito delle modifiche imposte dall’art. 40, la disciplina è applicabile esclusivamente ai danni cagionati “per effetto del trattamento di dati personali”, cioè delle informazioni relative alle persone fisiche e non anche a quelle giuridiche (se pure nella limitata, specifica accezione di “contraenti”). Ciò, tuttavia, non ha significato escludere tout court la risarcibilità dell’eventuale danno, ma le imprese che volessero agire in tal senso non potranno più avvalersi dell’inversione dell’onere della prova a favore del danneggiato;

– i dati delle persone giuridiche, enti o associazioni ricavati da da siti internet o da albi, atti o documenti pubblici o altro potranno essere validamente utilizzati per finalità commerciali. Del pari le persone giuridiche risultano senza tutela anche nei confronti di pratiche invasive quali la telefonata promozionale o la comunicazione pubblicitaria cartacea, in quanto il trattamento dei dati che costituisce presupposto di quei contatti promozionali, se effettuato nei confronti di enti collettivi, non risulta più soggetto agli obblighi di preventivo rilascio dell’informativa e acquisizione del consenso, perchè gli artt. 23 e 24 del codice risultano applicabili esclusivamente agli interessati, cioè alle sole persone fisiche.

Il Garante ha, in ogni caso, ritenuto opportuno richiamare l’attenzione del Parlamento e del Governo invitando le Istituzioni competenti all’adozione degli eventuali provvedimenti di modifica sulle numerose e irrisolte questioni. La parola passo, ora, al Legislatore: risponderà all’invito?

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