Online il nuovo sito di CINDI!

CindilogoVi informiamo che l’attività del Centro Innovazione e Diritto prosegue sul nuovo sito, raggiungibile all’indirizzo www.cindi.it, dove troverete anche tutti gli articoli già pubblicati.

Vi aspettiamo!

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Pirateria on line: altri siti sequestrati dalla Guardia di Finanza

E’ di pochi giorni fa la notizia che la Guardia di Finanza di Agropoli, coordinata dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Vallo della Lucania, ha sottoposto a sequestro 5 siti web, tutti appartenenti al medesimo network “ITALIANSHARE”, vero e proprio centro nevralgico della community del file sharing italiano e che poteva vantare oltre 135.000 utenti iscritti e più di 30.000 opere coperte da copyright in condivisione. Continua a leggere

Garante Privacy: attenzione ai dati raccolti sul web

Nel corso di alcuni controlli ispettivi effettuati dalla Guardia di Finanza – Nucleo Speciale Privacy  è emerso che Unitelma Sapienza Università Telematica domandava agli utenti, al momento della registrazione al sito per ricevere notizie sulle attività dell’ateneo, alcuni dati non necessari rispetto alle finalità dichiarate dallo stesso form di registrazione e non indicava con chiarezza i soggetti cui questi dati potevano essere comunicati.  Continua a leggere

La vicenda DigiNotar e la crisi dei certificati SSL

E’ di pochi giorni fa la notizia che la CA (certification authority) fiamminga DigiNotar è stata vittima di un hack che ha comportato la creazione di “almeno” un certificato SSL falso.

A questa notizia, vuoi per i toni tecnici, vuoi perchè riguarda (o sembra riguardare…) solo i Paesi Bassi, non è stata data dai media adeguata copertura, ma la vicenda è tutt’altro che di secondaria importanza. La situazione è seria, talmente pericolosa che il governo dei Paesi Bassi ha deciso di “commissariare” la DigiNotar, per avere contezza delle dimensioni della crisi. Continua a leggere

Cassazione: rischia il carcere chi diffonde su internet un numero privato di cellulare

Quattro mesi di reclusione per aver violato la privacy di un privato cittadino, divulgandone su una chat pubblica il numero di cellulare . È questa la decisione della  Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 21839, ha confermato la condanna già stabilita dalla Corte di Appello di Milano l’11 maggio 2010.
Ma vediamo di ricostruire la vicenda.